Brand Identity: come la multimedialità ne ha cambiato la progettazione

Brand Identity: come la multimedialità ne ha cambiato la progettazione

L’identità visiva o brand identity è uno strumento utile alla comunicazione di aziende, società, associazioni ed enti che hanno la necessità di essere conosciuti da un determinato pubblico. Nello specifico si riferisce ad una determinata coerenza di linguaggio visivo, come caratteri tipografici, loghi, colori, layout di impaginazione e presentazione grafica di determinati documenti.

Negli ultimi anni, quelli della democrazia tecnologica (in Italia il 71% della popolazione possiede uno smartphone), sono cambiati gli utenti e il modo in cui fruiscono di contenuti e questo ha portato ad una rifunzionalizzazione della comunicazione visiva, sono cambiati i media e si sono evoluti gli strumenti utilizzati per comunicare, il concetto di coerenza di immagine coordinata rimane sempre valido ma i brand hanno dovuto adattarsi ad un approccio visivo sempre più semplice ed asciutto da permettere adattamenti su diversi dispositivi e media.

Il ruolo del designer è mutato e se è vero che – per scomodare uno tra i migliori – “if you can design one thing, you can design everything”, è anche vero che molti degli strumenti utilizzati per comunicare hanno subito una trasformazione che ha richiesto un’apertura verso nuovi mezzi per arrivare a pubblici sempre più differenti. Il designer ha quindi dovuto considerare altri aspetti in fase di progettazione per nuovi media.

La brand identity oggi è diventata molto più di un logo e di una palette cromatica, i brand migliori coinvolgono a livello multidimensionale, invitano gli utenti a partecipare ad un’esperienza e lo fanno attraverso piattaforme che tengono sempre alta l’attenzione in quanto la connessione e il contatto con lo strumento informativo è costante, pensare di continuare a comunicare semplicemente ripetendo il proprio logo – allo stesso modo – su tutti i supporti diventerebbe semplicemente sterile. Sono tanti gli impulsi visivi che influenzano il target, molte aziende inviano regolarmente le newsletter informando gli utenti riguardo nuovi prodotti, servizi o aggiornamenti, pubblicano post sui social, hanno spazi pubblicitari su blog, siti e riviste online. I prodotti e servizi di aziende vengono anche raccontati attraverso le esperienze e le recensioni di clienti e influencer. 

Ma torniamo agli aspetti visivi, una caratteristica grafica ben consolidata, a causa (o grazie) alla necessità degli ultimi due lustri di essere cross-mediali, è l’essenzialità. La pulizia grafica è ormai una necessità (e non più uno stile) nel mare magnum di adattamenti necessari ai diversi supporti con cui un brand può farsi notare, i loghi sono sempre più semplici e sono composti soltanto dal nome dell’azienda, il ruolo di riconoscibilità viene ceduto soltanto (si fa per dire) alla tipografia, ad un concept molto forte (spesso nascosto) e ai colori.

Inoltre, tra gli aspetti non grafici, è assolutamente necessario sottolineare anche la definizione di un tone of voice riconoscibile, sono principalmente aspetti estetici ma anche aspetti concettuali gli strumenti utili a raccontare un’azienda. E mentre in Italia il titolare dell’azienda di turno ci chiede di fare il logo più grande e la grafica più pop, Intel – in fase di rebrand – decide di lasciare “soltanto” una scritta in minuscolo per rappresentare il suo impero. 

 

L’abbandono di orpelli grafici non è soltanto dettato dalla necessità di allinearsi a quanto fatto da altri brand ma trova una vera funzionalità nei contesti di adattamento. Mi spiego meglio: supponiamo di dover integrare il precedente logo di Intel all’interno della versione mobile del suo sito internet, il pittogramma, che contorna la parte tipografica, andrebbe ad occupare uno spazio che renderebbe necessario un ridimensionamento di tutto il logo, rendendo così, meno leggibile il logo stesso.

Eliminando ogni segno grafico si avrà la possibilità di ridurre al minimo l’area di rispetto (per i profani: in un logo è la distanza minima da altri elementi per evitare limitazioni nella leggibilità e dare respiro all’elaborato) e avere così dimensioni di logo anche maggiori in spazi ridotti.

Brand Identity

La riproducibilità e la scalabilità sono da sempre norme di buona progettazione di un marchio ma, negli ultimi anni, grazie alla quantità di dispositivi e supporti integrati nella pubblicità e nella comunicazione, sono diventate la priorità assoluta. Il caso virtuoso di Intel non è l’unico, una rapida occhiata sul sito underconsideration.com/brandnew ci può dare un’idea e confermare un trend molto diffuso. 

La celebre affermazione di Van der Rohe-iana memoria del Less is More trova ancora una volta spazio nel mondo della progettazione e potrebbe addirittura trovare consensi tra i designer meno avvezzi allo stile filo-svizzero.



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