“I believe we should be working towards a world where people can speak privately and live freely knowing that their information will only be seen by who they want to see it and won’t all stick around forever. If we can help move the world in this direction, I will be proud of the difference we’ve made.”

Sono queste le parole con le quali Mark Zuckerberg conclude una lunga nota postata sul suo profilo il 6 marzo.

In sostanza, dice che “dovremmo lavorare per un mondo in cui le persone possano dialogare in privato e vivere in maniera libera, con la consapevolezza che le loro informazioni siano viste solo da chi ha autorizzazione e che non restino conservate per sempre. Se possiamo aiutare il mondo a muoversi in questa direzione, ne sarò orgoglioso.”

Negli ultimi 15 anni, Facebook e Instagram (e altri social, ovviamente) hanno aiutato le persone a mettersi in contatto con amici, aziende, comunità, persone con interessi comuni, nell’equivalente digitale di una piazza.

Ma gli utenti vogliono sempre più connettersi in maniera privata, spostandosi dalla piazza “in the digital equivalent of the living room”, all’equivalente digitale del salotto.

Oggi la messaggistica privata, le piccolo storie e i piccoli gruppi sono di gran lunga le aree in più rapida crescita nella comunicazione online. Come dicevamo, questo succede perché la maggior parte delle persone preferisce comunicare in maniera più intima, one-to-one o con pochi amici, rispetto a comunicare in maniera plateale, ed è più attenta a ciò che condivide perché sa (e questa cosa frena la condivisione e aumenta la preoccupazione) che ciò che pubblica resta in maniera permanente sulle piattaforme.

Da questi dati si comprende che il futuro della comunicazione online si sposterà sempre più verso servizi privati ​​e crittografati.

Ma nello specifico, cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

Secondo Zuckerberg, una piattaforma focalizzata sulla privacy, e costruita su queste caratteristiche: “Private interactions, Encryption, Reducing Permanence, Safety, Interoperability, Secure data storage”.

Cioè un luogo semplice e intuitivo dove interagire privatamente e in sicurezza, dove le conversazioni e i contenuti siano criptati e vengano distrutti dopo 24 ore, favorendo una condivisione più naturale e meno “preoccupata”, a meno che non si scelga spontaneamente di archiviarli, e in questo caso gli utenti devono avere la sicurezza che i dati non vengano archiviati in paesi dove diritti umani come la privacy o la libertà di espressione siano a rischio, e dove le persone abbiano la possibilità di raggiungere tutti i propri contatti da qualsiasi app.

Ed è proprio questo il passaggio cardine, che va a confermare ma anche chiarire qualche rumors uscito un pò di settimane fa, in cui si parlava di un accorpamento delle piattaforme di messaggistica.

La direzione è quella di dare la possibilità a un utente WhatsApp, ad esempio, di inviare un messaggio a un suo contatto il quale lo visualizzerà sulla sua piattaforma preferita (quindi anche su Messenger o su Direct, o in formato SMS usando Messenger) e non per forza su WhatsApp.

Ad esempio, spesso chi vende articoli su Marketplace mette in evidenza il proprio numero di telefono in modo da poter essere contattati per l’acquisto. In questo modo però il numero di telefono è visibile a tutti e può essere inserito in liste spam o utilizzato per usi impropri. Con l’Interoperability, saremo in grado di utilizzare WhatsApp per ricevere messaggi inviati al nostro account Facebook, senza condividere il nostro numero di telefono, e chi ci contatta non dovrà più chiedersi se preferiamo ricevere messaggi su una canale oppure su un altro.

Oppure, facendo altri esempi, una persona che vuole raggiungere un amico gli può inviare un messaggio che va alla sua app preferita senza dover pensare a dove la persona preferisce essere contattata, oppure semplicemente pubblica una storia su Facebook e Instagram e può ricevere tutte le risposte dai suoi amici sempre nella sua app preferita.

Se ci pensate è una cosa grandiosa, soprattutto per chi con questi strumenti ci lavora. Apri WhatsApp leggi e rispondi, apri Facebook leggi e rispondi, apri Messenger o Direct leggi e rispondi.

In un futuro non troppo remoto aprirai una sola di queste app, la tua preferita, e risponderai. Fantastico!

Se ti interessa saperne di più sui social network, capire meglio come sfruttare strumenti che si evolvono alla velocità della luce ma che possono diventare un’ottimo trampolino di lancio per la tua attività, devi partecipare al corso in programma a settembre. Resta in contatto con noi, e a breve forniremo date e programma.

La visione di Mark: il futuro dei social secondo Zuckerberg ultima modifica: 2019-03-18T13:24:55+02:00 da Giancarlo Ferrucci
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Giancarlo Ferrucci

Giancarlo Ferrucci

Digital Strategist
È responsabile per il design e le performance dei progetti web dell'agenzia e consulente di Web Marketing, SEO, SEM, eMail Marketing, Web Analytics. Ha il compito di monitorare le performance dei siti e studiare le strategie web migliori per raggiungere gli obiettivi prefissati. Legge libri di web marketing, romanzi storici e thriller. Appassionato di fotografia rurale e agricoltura, quando ha un’ora libera si dedica alla cura del vigneto, all'orto di famiglia e a uscite in bici con reflex al seguito.

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