L’emergenza #coronavirus ha anche un lato “positivo”, o sarebbe il caso di dire, un lato “buono”. Negli ultimi dieci giorni ci ha sottratto libertà e diritti che pensavamo inalienabili, ci ha portato via affetti personali e certezze granitiche, ci ha donato un senso di angoscia e di stranimento generale mai vissuto prima per tantissimi di noi, però ha fatto conoscere e apprezzare all’Italia e agli italiani, il crowdfunding, o meglio, la piattaforma gofundme.com che più di altre piattaforme online per la raccolta di microfinanziamenti è stata utilizzata da persone, brand, associazioni e istituzioni per raccogliere danaro a favore della lotta contro l’epidemia da Covid–19.

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La campagna dei “The Ferragnez” su gofundme.com

 

Per anni, in Italia il crowdfunding è stata pratica sconosciuta, rarissimi gli esempi virtuosi, tra questi è doveroso citare il progetto di Roberto Esposito con la sua derev.com, e ancora più rari gli importi a tre o quattro zeri che sono stati raccolti a favore di diverse e lodevoli iniziative.

Il #coronavirus, invece, ha cambiato tutto, in senso letterale e sostanziale tanto che in pochi giorni sono stati raccolti, senza colpo ferire, non migliaia bensì milioni di euro, da Pordenone a Catania, dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia è esploso uno spontaneismo senza precedenti.

Il crowdfunding è diventato d’improvviso la cartina di tornasole per misurare l’etica civile dei cittadini e delle associazioni, la reputazione sociale di brand commerciali, la credibilità delle istituzioni sanitarie che fino al giorno prima pagavano un prezzo elevatissimo per la costruzione di una reputazione professionale perché gli esempi di “malasanità” monopolizzavano la percezione dell’emozione pubblica[1].

Il #covid-19, invece, ci ha fatto ri-scoprire il profondo senso di attaccamento alle comunità e la necessità di protagonismo individuale a favore della collettività e non più solo del singolo.

Sono sufficienti alcuni numeri, seppur parziali ma assolutamente probatori di questa rivoluzione delle coscienze e di una radicale mutazione del carattere degli italiani che prima di donare chiedevano conto di tutto e che adesso, spontaneamente e senza riserve, mettono mano alla tasca per battere l’angoscia da epidemia.

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La campagna di Taffo su gofundme.com

 

Sul sito www.gofundme.com nella sezione “Raccogli fondi per” > “Emergenze” le prime trenta campagne sono tutte dedicate al finanziamento per l’acquisto di attrezzature sanitarie e materiale per fronteggiare l’epidemia: sommando gli obiettivi delle diverse raccolte avviate online, su 5 milioni 309mila euro i sostenitori hanno raggiunto ben 2 milioni e 448 euro, pari al 46% del totale, in soli 4,5 giorni (in media), quindi un lasso di tempo irrisorio rispetto al passato recente.

Una soglia di successo che definire insperato e inimmaginabile è del tutto riduttivo.

Il dato sulla raccolta, poi, diventa straordinario se la ricerca viene filtrata per “Raccogli fondi per” > “Settore medico”, infatti la soglia “obiettivo” si alza vertiginosamente ma, al contempo, la percentuale di raccolta cresce quasi del doppio rispetto al precedente filtro. Sulle prime otto raccolte avviate (tra queste ci sono quelle per gli ospedali italiani più esposti quali il Cotugno a Napoli, gli ospedale di Torino, Bergamo e Como) su una soglia cumulativa di 4 milioni e 55mila euro, i donatori hanno raccolto, ad oggi, 3 milioni e 121mila euro ovvero il 77% di quanto preventivato.

Più di un successo: una enormità.

Altro dato interessante riguarda poi le iniziative di raccolta lanciate da brand commerciali e sportivi. Tra questi segnalo quella promossa a favore dell’Ospedale San Raffaele di Milano dai “The Ferragnez” che seppur ambiziosa è andata anche oltre la soglia: dei 4 milioni di euro proposti la coppia social ha raccolto fino ad oggi 4 milioni e 239mila euro. Altre campagne sono quelle promosse da “Dash e Totti”, dalle onoranze funebri “Taffo” a sostegno dello Spallanzani o dalle società di calcio, in prima linea la Juventus F.C., la Fondazione Milan e l’A.C Fiorentina.

[1] L. Di Gregorio “Demopatia sintomi, diagnosi e terapie del malessere democratico” Rubbettino 2019

 

milan
La campagna della Fondazione Milan
fiorentina
La campagna dell’A.C. Fiorentina
Il lato buono del coronavirus ultima modifica: 2020-03-18T09:40:31+01:00 da Domenico Giordano
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Domenico Giordano

Domenico Giordano

Sales Manager e Spin Doctor
Prima che il crociato anteriore decidesse di ritirarsi a vita privata, il basket del sabato pomeriggio era la sua terapia settimanale per correggere vecchie paturnie e pensare alla prossima campagna elettorale. È miope quanto basta, sannita di nascita e, nonostante sia cresciuto in una famiglia di “meccanici” è strutturalmente incapace di avvitare, svitare e martellare. Legge di tutto e tanto ma solo se l’inchiostro si sposa con la carta, gli piace il rumore del silenzio che, solo chi vive in provincia, conosce bene. È cresciuto con Jeeg Robot e Holly e Benji, maturato con Miami Vice e i congressi democristiani, comunisti e socialisti e, oggi, nel mezzo del cammin di nostra vita, è un immigrato digitale, invidioso a sufficienza dei millennials ma presuntuoso a sufficienza per tornare ogni giorno sui banchi di scuola della vita.

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